Distopico piace: XXI secolo di Paolo Zardi

Inizio la nostra serie di recensioni sui finalisti del Premio Strega da uno dei libri dall’esito più sfigato: XXI secolo di Paolo Zardi.

Come possa essersi beccato soltanto 50 preferenze, arrivando penultimo, proprio non me lo spiego, dal momento che è senza dubbio un gioiellino, con tutte le carte in regola per finire almeno nell’agognata cinquina.

Di cosa parla? La trama è abbastanza semplice e in parte già vista: l’ambientazione non è chiaramente definita dall’autore, ma è senza dubbio l’esito desolante e catastrofico della nostra realtà attuale, in un dove e in un quando che non sono troppo lontani da questa Italia degli anni Duemila. Il protagonista  è l’uomo medio del nostro secolo, un rappresentante di depuratori d’acqua domestica che si aggira in questa realtà distopica e un po’ post-apocalittica, dove il divario tra ricchi e poveri è enorme, il malcontento si respira ovunque, tutti i problemi del nostro presente sono diventati solide realtà con cui convivere. La crisi non è soltanto economica, ma profondamente morale: la realtà fuori fa paura, ci si barrica in casa, perché a percorrere le strade sbagliate in certe ore si rischia la vita.

XXI secolo - Paolo Zardi - cover

E allora Zardi crea qualcosa a cui il nostro protagonista, che non è propriamente un eroe, può appoggiarsi: la famiglia. Il romanzo inizia proprio con un terremoto negli affetti: a seguito di un’emorragia celebrale che colpisce la moglie in un letto di rianimazione, è costretto a provare cosa significa crescere da solo i due figli. Fin qui, il libro procede tranquillo, e anzi a tratti potrebbe risultare noiosetto, ma ecco che l’autore ci piazza un bel colpo di scena, per complicare la vita già sfigata del nostro rappresentante di depuratori: l’uomo scopre che la moglie possiede un altro cellulare, colmo di foto scattate in intimità con un altro uomo.

Insomma, scopre che la moglie lo tradisce con qualcuno, e chissà da quanto va avanti, e per fare luce sulla storia ha soltanto qualche foto di un pene eretto. Lei è in un letto in coma, e probabilmente a tutti quegli agghiaccianti interrogativi che gli riempiono la testa non potrà mai rispondere.

Parte allora il viaggio di questo uomo normale alla ricerca di una verità sull’identità della persona che credeva di conoscere, un viaggio che però diventa soprattutto un percorso alla scoperta dei propri sbagli, delle proprie mancanze, di cosa significhi davvero amare.

Questo libro andrebbe letto, se non per la trama, almeno per la scrittura che è piacevole e fortemente ironica, con dei guizzi di metafore geniali e stranianti:

I muri erano scavati da mani rapaci lungo tracce che un tempo avevano accolto tubi di rame o fili elettrici; mancavano le porte, gli stipiti, il pavimento, gli interruttori, le finestre, i sanitari. Abbandonato a se stesso, l’uomo non diventa un lupo ma una specie di insaziabile blatta.

Guardò la luna, quella crosta che girava attorno alla sua Terra; che fedele, quella palla di pietra butterata sempre intorno, e che troia, lei che non smetteva mai di tentare la fuga.

copertina

Se non vi hanno convinto queste citazioni, sappiate soltanto che non piangevo per un libro dai tempi della morte di Silente in Harry Potter e il principe mezzosangue.

Lo trovate così: Paolo Zardi, XXI secolo, NEO. edizioni, pp. 156, 13 euro ben spesi.

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